An Interview with Fou

fou_ts_ongUN’INTERVISTA CON FOU TS’ONG

Ai microfoni di Rai Uno il leggendario pianista cinese
parla del suo protegé: Michelangelo Carbonara 12 Marzo 2002

Cosa significa per lei aver incontrato un giovane talento come Michelangelo? “Oh, naturalmente un grande piacere, ma anche molto più di un grande piacere. E’ una sorta di…affermazione del nostro futuro nella musica. E’ qualcosa che dà speranza, qualcosa che dà – qual è la parola esatta? – fiducia per il futuro. Penso che attualmente la nuova generazione (di musicisti) sia fantastica. Ci sono tanti straordinari talenti, ma devo dire che Michelangelo è un talento davvero speciale. Era da moltissimo tempo che non incontravo un talento del genere. Anche perché, contrariamente ad alcune persone particolarmente dotate – che a volte sono un po’ strane, anormali, Michelangelo è molto normale, molto sano, molto naturale! Provo un grande piacere a lavorare con lui perché sento veramente che non devo dirgli ogni volta “questo dovrebbe essere in un modo, questo dovrebbe essere in un altro modo”: noi discutiamo semplicemente di musica, basta soltanto dargli qualche indicazione ed immediatamente molte cose accadono dentro di lui. Credo che tutti i veri artisti progrediscano da loro stessi. Noi siamo qui soltanto per aprire le poche finestre, ma la vera sostanza deve sempre provenire dall’artista stesso. Credo che ogni strada, ogni percorso debba essere scoperto da noi stessi…solo così diventa genuinamente proprio, altrimenti non può essere davvero autentico”.

Perché ha deciso di aiutarlo? 
“Non è questione di aver deciso di aiutarlo! Quando ascolto qualcuno così interessante, mi ispira…mi dona felicità. Mi viene assolutamente spontaneo aiutare persone così, mi dà soddisfazione. Spesso dico a molti dei miei amici che se avessi sempre giovani discepoli come Michelangelo potrei realmente, forse, non voler più suonare…non sarebbe grave dal momento che la nuova generazione sta andando avanti!”

(fine intervista)

AN INTERVIEW WITH FOU TS’ONG 
Italian telecast Rai Uno interviews the legendary Chinese pianist
about his protégé Michelangelo Carbonara 

March 12, 2002

What is, for you, the meaning of meeting a young talent like Michelangelo? 
“Oh, of course it’s a great pleasure, but it’s much more than a great pleasure. It’s also…affirmation of our future in music. It gives one confidence, it gives one – what is the word? – faith for the future. I think the young generation is wonderful, actually. There are a lot of great talents, but I must say that Michelangelo is a very special talent. I haven’t encountered such a talent in a very long time. Also because, unlike some of the (other) more talented people – sometimes they are a little bit strange, abnormal – he is very normal, he is very healthy, very natural! I have great pleasure working with him because I really feel that I don’t have to tell him all the time “this should be like this, this should be like that”, but we just discuss about music and I think, I feel, that I could just …er… sort of be hinting something, and immediately a lot of things are happening inside him. And I believe that all real artists grow from themselves. We are only here just to maybe open the few windows, but the main thing always must be from the artists themselves. I believe that every road, every path has to be discovered by yourself…that is genuinely one’s own, otherwise it is not really true”.

Why did you decide to help him? 
“It’s not question of decide to help him! When I hear somebody so interesting, it inspires me…it gives me happiness. I just naturally like to help people like them, it gives me satisfaction. I used to say to many of my friends, I’ve thought if I have always young disciples like Michelangelo, I would really, maybe, don’t want to play myself anymore…it’s the worst part while the next generation is carrying on!”

(interview ends)